l'ultimo post era di luglio, adesso è il 3 dicembre-
Berlino mi ha riservato un'estate frenetica, iperglicemica e fibrillante.
Non ho aggiornato il blog, non ho scritto degli amici che sono venuti a trovarmi, del calendario fatto quasi nei ritagli di tempo, della sensazione del tempo che si assottiglia sempre più velocemente, i biglietti aerei diventano sempre più costosi perché si comprano all'ultimo, non sono riuscito a pianificare, progettare, prevedere-
Ho fatto il giro largo, tracciando un triangolo quasi perfettamente equlatero: Berlino - Parigi - Belluno.
Parigi mi ha accolto con la sua meravigliosa atmosfera di luci e fantasmi e vita racchiusa negli angoli, facce scolpite, volti segnati e belli-
Nelle librerie si trova ancora qualche vecchio libro, le case non sono solo vecchie, c'è ancora qualche mistero che occhieggia lungo la Senna o lungo il canale S. Martin. E' una città calda.
Ho lasciato il mio appartamento. Tutto ritorna ad un equilibrio preesistente anche se lievemente cambiato, qualche cosa fuori posto che cambia il funzionamento della macchina, fa girare qualche meccanismo nella direzione opposta.
Ho lasciato una piccola eredità simbolica nell'armadio della mia ex camera: a Flo la caffettiera e un libro di wolf erlbruch, a Johannes una corda di violino (un Mi) e a Vivien una tazza gialla e la mia meravigliosa teiera rossa.
Mi mancheranno tutti, la vita aritmica di quelle giornate, il tedesco inventato e la musica sempre presente, e le tisane della pace interiore e quelle con il messaggio ayurvedico, e i tiramisù che vengono bene e che non ho mangiato, e le bruschette che sono più buone delle lasagne e le passeggiate al nord ufer con i sigur ros nelle orecchie, e alt tegel, e il sole in bicicletta, le nuotate allo schlachtensee, i corvi dietro il Berliner Dom, il kebab di Leopoldplatz.
Maddalena, Malte, Simon, Anne, Martin. Jule. Viola. Bunki e il coro. Violeta.
Una grande spirale ha fatto un giro, ora sono al punto di partenza con una valigia verde piena di cose ai piedi del letto, pensieri da decifrare in testa, grovigli tiepidi ancora da districare.
Lascio le isole Fiji, ma devo ancora ritornare.
Il vento c'è, le vele si gonfiano, davanti c'è l'orizzonte azzurro, vuoto, neutro, muto-
ma non ho ancora voglia di vedere terra.
giovedì 3 dicembre 2009
domenica 19 luglio 2009
Fuori: lumache di cotone, inerti ed enormi, profonde, in alto.
Spore di pioggia, forse-
tutto è inclinato verso est.
La mattina evapora piano come un fungo grasso pieno di fumo,
schiacciata dalle dita sottili dell' orologio
Sono pigro oggi, lascio che questa giornata mi coli addosso, perdo tempo, prendo tempo.
Nelle ultime due settimane non ho aggiornato il blog, sono successe molte cose e alla fine di ogni giornata spegnevo il computer con un senso di sollievo, senza molta voglia di rielaborare.
Non ho voglia di costruire impalcature verbali stabili o di definire una precisa topografia di questo ultimo periodo, quindi mi affiderò alle immagini:

cronografia inversa, a partire da ieri sera: una grigliata per la partenza di Johannes e Vivien per le vacanze. La casa si è pian piano riempita di musica e risate, verso l'una di notte è arrivato anche un contrabbasso. Musica calda e fluida, gente unita, bello. Mi dispiace che da domani questa casa si svuoterà per un mese. Mi mancheranno :)

Sono venuti a trovarmi anche il caro cugino Pietro, con Ottavia e altri due amici. Sono riuscito a fare il turista per un paio di giorni :)



Spore di pioggia, forse-
tutto è inclinato verso est.
La mattina evapora piano come un fungo grasso pieno di fumo,
schiacciata dalle dita sottili dell' orologio
Sono pigro oggi, lascio che questa giornata mi coli addosso, perdo tempo, prendo tempo.
Nelle ultime due settimane non ho aggiornato il blog, sono successe molte cose e alla fine di ogni giornata spegnevo il computer con un senso di sollievo, senza molta voglia di rielaborare.
Non ho voglia di costruire impalcature verbali stabili o di definire una precisa topografia di questo ultimo periodo, quindi mi affiderò alle immagini:

cronografia inversa, a partire da ieri sera: una grigliata per la partenza di Johannes e Vivien per le vacanze. La casa si è pian piano riempita di musica e risate, verso l'una di notte è arrivato anche un contrabbasso. Musica calda e fluida, gente unita, bello. Mi dispiace che da domani questa casa si svuoterà per un mese. Mi mancheranno :)

Sono venuti a trovarmi anche il caro cugino Pietro, con Ottavia e altri due amici. Sono riuscito a fare il turista per un paio di giorni :)

(East Side Gallery- un pezzo di Muro che ogni tre-quattro anni viene restaurato e i graffiti originali vengono ridipinti.)

(Memoriale dell'Olocausto, di fianco alla porta di Brandeburgo. Fantasmi.)

(Berlin Hauptbahnhof, la stazione centrale.)
La settimana prima invece ho preso un treno per incidere la Germania verso sud, verso la baviera, verso campi sterminati e paesi cartolina, verso fenotipi stereotipati, wurstel, birra e pretzel. Una picchiata ferroviaria verso sud per incontrare Silvia, che a sua volta si è arrampicata oltre le Alpi fino a raggiungere Monaco.

Tolwood, una specie di RadioSherwood tedesco, simile alla festa al Mauerpark del 21 giugno- ci si perde tra la folla, ci si intossica di profumi e odori e sapori, rischiamo di morire di fame in preda all'indecisione alimentare...troppo!



Tolwood, una specie di RadioSherwood tedesco, simile alla festa al Mauerpark del 21 giugno- ci si perde tra la folla, ci si intossica di profumi e odori e sapori, rischiamo di morire di fame in preda all'indecisione alimentare...troppo!


(L'Olympia stadion, con la copertura ispirata alle bolle di sapone...si vede che il mix "festa nel parco" + "bolle di sapone" è una costante universale qui in germania...)
(musica: Feist, The Water)
(No, non ho fumato niente, mamma, non preoccuparti)
Sono le tre e mezza adesso, non è cambiato niente da quando mi sono messo a scrivere: rimane questo senso di diluizione, come se le molecole del mio corpo si trovassero unite in me per caso, per gioco, per poco- potrebbero benissimo dividersi in questo momento e uscire dalla finestra aperta, spargendosi in alto, sciogliendosi lentamente in questa giornata che si soffia via piano-
(musica: Feist, The Water)
(No, non ho fumato niente, mamma, non preoccuparti)
sabato 27 giugno 2009
Sto leggendo "Gaia", di James Lovelock- sempre sulla scia di una concezione olistica del mondo. La Terra vista come essere vivente mi fa provare sensazioni da mitocondrio, da elemento funzionale, di struttura.
Ma ben prima di essere uscito dall'enorme libreria-mediateca Dussmann con in mano l'edizione inglese con una (vagamente kitsch ma assolutamente comprensibile*) margherita in copertina, Gaia era appena passata attraverso una configurazione cosmica particolare, che ho debitamente documentato:



*** 21 Giugno ***
Per ovvie ragioni più a Nord si va e più profondo diventa il legame con questi cicli astronomici, la gente si raduna, esce, musica, balli, festa. Al Mauerpark c'è poco posto per terra, la collinetta è un alveare di persone invischiate assieme da una luce-miele, che pettina l'erba in lunghissime ombre- il momento non è un momento, ma persiste, dura tantissimo per noi mediterranei, come al mare quelle onde basse e lente che da piccoli si giocava a scappare per non bagnarsi i piedi e loro sempre dietro, e ogni volta si credeva di essere al sicuro ma loro continuavano inesorabili e ti prendevano lo stesso, sempre.
Prima del suddetto evento cosmico, però, frivolezze.
Al Mauerpark c'è anche un meraviglioso mercatino delle pulci, che ho trovato grazie al consiglio di Giulia (grazie Giulia! :) ). Ho comprato, appunto, frivolezze:

- la stoffa a fiorellini mi servirà per delle illustrazioni, credo, non mi sto ancora vestendo da donna :)
- le stelle sono tè al gelsomino, le foglie sono legate assieme e una volta messe nell'acqua bollente "germogliano", nel senso che si aprono tutte.
- i fiammiferi impermeabili sono una cosa che tutti i veri uomini dovrebbero invidiarmi. (io però li ho presi principalmente per il fantastico marinaio disegnato, che si fuma la pipa nella pioggia)
Parallelamente alle pulci e ai mercatini un sacco di bambini si divertivano con la tensione superficiale...non ho resistito, foto:

E questo è quanto riguardo al Mauerpark. Questa settimana non è condensabile solo in domenica scorsa, ma le foto più belle le ho fatte quel giorno lì, quindi muci!
La parola della settimana è Zeitgenössisch, che significa contemporaneo. Ho sentito il bisogno di usarla un sacco di volte e non me la sono mai ricordata, almeno ora è scritta.

Prima del suddetto evento cosmico, però, frivolezze.
Al Mauerpark c'è anche un meraviglioso mercatino delle pulci, che ho trovato grazie al consiglio di Giulia (grazie Giulia! :) ). Ho comprato, appunto, frivolezze:

- la stoffa a fiorellini mi servirà per delle illustrazioni, credo, non mi sto ancora vestendo da donna :)
- le stelle sono tè al gelsomino, le foglie sono legate assieme e una volta messe nell'acqua bollente "germogliano", nel senso che si aprono tutte.
- i fiammiferi impermeabili sono una cosa che tutti i veri uomini dovrebbero invidiarmi. (io però li ho presi principalmente per il fantastico marinaio disegnato, che si fuma la pipa nella pioggia)
Parallelamente alle pulci e ai mercatini un sacco di bambini si divertivano con la tensione superficiale...non ho resistito, foto:

E questo è quanto riguardo al Mauerpark. Questa settimana non è condensabile solo in domenica scorsa, ma le foto più belle le ho fatte quel giorno lì, quindi muci!
La parola della settimana è Zeitgenössisch, che significa contemporaneo. Ho sentito il bisogno di usarla un sacco di volte e non me la sono mai ricordata, almeno ora è scritta.
Ora chiudo, buonanotte anime confuse, apro la porta (di Brandeburgo) a Morfeo.

venerdì 19 giugno 2009
Un po' di fotografie urbane dopo la deriva naturalista dell'ultimo post.
Le gru pullulano in questa città in ricostruzione- sono una presenza silenziosa e costante nei miei giri in bicicletta. Animali fragili ed enormi, si muovono lentamente, come se avessero paura di dare troppo nell'occhio. Le vedo sempre a gruppi, la settimana scorsa sono passato accanto ad un cantiere enorme, ne ho contate una ventina almeno, una foresta.
Le gru pullulano in questa città in ricostruzione- sono una presenza silenziosa e costante nei miei giri in bicicletta. Animali fragili ed enormi, si muovono lentamente, come se avessero paura di dare troppo nell'occhio. Le vedo sempre a gruppi, la settimana scorsa sono passato accanto ad un cantiere enorme, ne ho contate una ventina almeno, una foresta.

Le gru mi rappresentano, ora, anch'io mi sento come un edificio in costruzione...più fai-da-te che impresa edile, però.
I cantieri rendono Berlino straziante, alle volte. Sono stato a Kochstrasse, mi sono diluito fra la folla casinista di turisti americani che cercano un po' della loro storia al Checkpoint Charlie. C'è anche un pezzo di Muro, brutto e grigio, protetto quasi per finta da una barriera metallica.
L'unica cosa colorata che ho visto -a parte i venditori di gadget comunisti all'angolo e mercenari da fotografia vestiti da soldati americani- è un' Europa celeste dipinta su uno dei tanti orsi che popolano le strade di questa città:
I cantieri rendono Berlino straziante, alle volte. Sono stato a Kochstrasse, mi sono diluito fra la folla casinista di turisti americani che cercano un po' della loro storia al Checkpoint Charlie. C'è anche un pezzo di Muro, brutto e grigio, protetto quasi per finta da una barriera metallica.
L'unica cosa colorata che ho visto -a parte i venditori di gadget comunisti all'angolo e mercenari da fotografia vestiti da soldati americani- è un' Europa celeste dipinta su uno dei tanti orsi che popolano le strade di questa città:

Sembra che questi orsi sostengano qualche cosa, come Atlante, o come la tartaruga e gli elefanti della mitologia indiana. Mi informerò e vi farò sapere.

...terribile, neh?

Questa settimana ho seguito Florian in giro per Kreutzberg e Schöneberg, in piccoli caffè raccolti e intimi, dove ha suonato per dei mini pezzi di teatro chiamati "Poesie di una nonna". Un suo amico giapponese recitava (in giapponese) e una sua amica (bosniaca) traduceva (in tedesco). Non ho capito nulla, per fortuna la musica è abbastanza universale!

(per la cronaca, oggi ci sarà un altro concerto di beneficienza in Pankow, per il quale ho realizzato la locandina, organizzato sempre da Florian, un mix di generi musicali dal folk al classico al rock)
Parola della settimana: "Geduld", che vuol dire pazienza.
Le "d" qui in Germania sono uguali a quelle zoldane, in cui la lingua si inarca, appoggia la punta sul palato vicino ai denti e fa quasi un piccolo schiocco.
giovedì 11 giugno 2009
(legno)

Ho un tavolo:

o meglio, una tavola, di abete. Come vi dicevo nel post precedente, più si va al Nord più la gente sembra aver sviluppato un certo feticismo verso il legno. Johannes si costruisce da solo mobiletti et similia, alcuni dei quali (una libreria, un cassettone, un letto) sono qui in camera mia. Il libro nella foto è la sua bibbia, solo che al posto di Gesù c'è un signore di mezza età con una salopette blu e al posto dei discepoli ci sono pialle, lime, scalpelli, trafori, tasselli, chiodi, viti. La mia tavola di abete temo passerà al livello di tavolo solo nell'iperuranio, perchè la soluzione di appoggiarla su un cassetto e su un termosifone è sufficientemente buona per venire incontro alla mia pigrizia, però devo dire che l'alter-ego del nostro Brico ("Der Praktiker", per la cronaca) è un luogo meraviglioso dove il tempo sembra non scorrere mai, file e file di bancali piene di utensili scintillanti e tavole di ogni misura ed essenza...quindi forse il ricordo di questo paradisiaco luogo mi porterà a procurarmi l'occorrente per un upgrade.
(treehugger)

Attorno al lago, che è piuttosto grande, c'è un intrico di sentieri e piste ciclabili che corre nella foresta (per chi non sapesse cos'è una "pista ciclabile", peculiarità tipica dei paesi avanzati, vedere qui : ) ) . Gli alberi sono molto grandi, c'è pace. Il luogo ha un chiaro timbro finlandese, non posso rimanere indifferente, con le isolette e le barche e gli aironi e la gente seduta sui tronchi che riflette sulla Vita, l'Universo e Tutto Quanto*...
(olistica)

In questi giorni sto leggendo qualcosa sui cosiddetti sistemi complessi, ovvero quei sistemi composti da moltissimi elementi (o "agenti") collegati fra loro in una rete, che mostrano comportamenti emergenti, ovvero caratteristiche globali non riconducibili al comportamento dei singoli elementi. Un esempio è il corpo degli organismi pluricellulari, che è la manifestazione dell'organizzazione e della coordinazione di organi, scheletro eccetera; ogni organo a sua volta è un sistema complesso i cui elementi costitutivi sono le cellule: ogni cellula è legata alle altre da meccanismi di feedback che amplificano o smorzano i segnali ricevuti, e permettono all'organo in questione di svolgere la sua funzione caratteristica, che è appunto la sua "proprietà emergente". I sistemi complessi sono un po' come delle cipolle, in cui gli strati più esterni presentano via via complessità più elevate e maggiore organizzazione- e pare che il passaggio da uno strato ad un altro non sia continuo, ma avvenga solo quando gli elementi dello strato sottostante hanno raggiunto una soglia critica di complessità, per cui naturalmente il sistema procede verso una ulteriore auto-organizzazione. Natura facit saltus!
L'approccio "sistemico" alle scienze e alla vita in generale mi affascina. Il paradigma finora adottato (specie in scienze dove il "sistema" è predominante sulle "componenti", come in medicina), della suddivisione del problema in sottoproblemi seguita dall'analisi chirurgica delle parti viene sostituito da una visione olistica, d'insieme, in cui per l'indagine viene considerato l'intero sistema in blocco, visto come un fine tessuto di relazioni non lineari tra le componenti. Si rischia di degenerare nello spiritualismo del "tutto è collegato", "l'Universo è un essere pensante" eccetera, ma cercando di mantenere comunque una visione distaccata (e disincantata) di queste teorie non posso che pensare che sì, in fondo tutto è collegato :)
(treehugger)
E' inutile rinnegare le mie origini:

Non posso resistere alla fascinazione per il legno, che in fondo è un attaccamento alla Natura e alle sue manifestazioni. Ieri ho provato un desiderio di fuga, e sono andato al capolinea della U-bahn, direzione Alt-Tegel, dove da una cartina satellitare mi veniva suggerita la presenza di laghi, e di foresta. Ho trovato un surrogato, ma devo dire che ha adempiuto al suo compito catartico. Alt-Tegel è un paesotto al limite nord-ovest di Berlino, tutto villette e casette, molto graziose, forse a volte un po' troppo al guinzaglio. Di sicuro gente ricca, eh. Però è piacevole, si vede che la gente sta in giardino, gratta la terra, si sporca le mani.
Attorno al lago, che è piuttosto grande, c'è un intrico di sentieri e piste ciclabili che corre nella foresta (per chi non sapesse cos'è una "pista ciclabile", peculiarità tipica dei paesi avanzati, vedere qui : ) ) . Gli alberi sono molto grandi, c'è pace. Il luogo ha un chiaro timbro finlandese, non posso rimanere indifferente, con le isolette e le barche e gli aironi e la gente seduta sui tronchi che riflette sulla Vita, l'Universo e Tutto Quanto*...(olistica)
Ormai la fisica ha perduto il ruolo di scienza in grado di fornire la descrizione più essenziale della realtà [...] Spesso le persone, scienziati e non, rimangono fedeli al luogo comune secondo cui "se vuoi davvero conoscere la spiegazione definitiva devi interrogare un fisico", che è chiaramente una falsa credenza cartesiana.
(F. Capra, La rete della vita)

In questi giorni sto leggendo qualcosa sui cosiddetti sistemi complessi, ovvero quei sistemi composti da moltissimi elementi (o "agenti") collegati fra loro in una rete, che mostrano comportamenti emergenti, ovvero caratteristiche globali non riconducibili al comportamento dei singoli elementi. Un esempio è il corpo degli organismi pluricellulari, che è la manifestazione dell'organizzazione e della coordinazione di organi, scheletro eccetera; ogni organo a sua volta è un sistema complesso i cui elementi costitutivi sono le cellule: ogni cellula è legata alle altre da meccanismi di feedback che amplificano o smorzano i segnali ricevuti, e permettono all'organo in questione di svolgere la sua funzione caratteristica, che è appunto la sua "proprietà emergente". I sistemi complessi sono un po' come delle cipolle, in cui gli strati più esterni presentano via via complessità più elevate e maggiore organizzazione- e pare che il passaggio da uno strato ad un altro non sia continuo, ma avvenga solo quando gli elementi dello strato sottostante hanno raggiunto una soglia critica di complessità, per cui naturalmente il sistema procede verso una ulteriore auto-organizzazione. Natura facit saltus!
L'approccio "sistemico" alle scienze e alla vita in generale mi affascina. Il paradigma finora adottato (specie in scienze dove il "sistema" è predominante sulle "componenti", come in medicina), della suddivisione del problema in sottoproblemi seguita dall'analisi chirurgica delle parti viene sostituito da una visione olistica, d'insieme, in cui per l'indagine viene considerato l'intero sistema in blocco, visto come un fine tessuto di relazioni non lineari tra le componenti. Si rischia di degenerare nello spiritualismo del "tutto è collegato", "l'Universo è un essere pensante" eccetera, ma cercando di mantenere comunque una visione distaccata (e disincantata) di queste teorie non posso che pensare che sì, in fondo tutto è collegato :)
domenica 7 giugno 2009
Salve, sfuggenti presenze elettromagnetiche. Ieri mi sono deciso a fare il turista e ho preso l'U-bahn fino ad Alexanderplatz. Arrivo, mi piace lo scontro non mediato con la Fernsehturm, la gigantesca torre della televisione con in cima una palla iridescente che gira. Decido che può ancora situarsi al di quà della soglia del trash ma sono costretto a capitolare quando noto, appesi alle sue pareti (o meglio parete, visto che è un cilindro...) dei tipi in imbragatura che stanno scrivendo cose sul cemento, tipo "Berlin ich liebe dich" e altre frasi pregne di significato. E' un pugno in un occhio, ma Berlino da questo punto di vista è un incontro di boxe, anche la vicina Marienkirche, incastonata tra enormi frigocondomini stolidamente asettici, sembra una timida bicicletta parcheggiata tra SUV. Il giro prosegue per il Nikolajviertel, un microquartiere del centro con casette apparentemente antiche- in realtà solo uno o due edifici sono originali, tutti gli altri sono copie delle case medievali fatte costruire dalla DDR negli anni '80.
(Tutto questo non mi vieta comunque di libare allo Spree con birra, wurstel e crauti)
(Tutto questo non mi vieta comunque di libare allo Spree con birra, wurstel e crauti)

A proposito di birra, wurstel e crauti, la serata di ieri è stata un catalizzatore per i pregiudizi e i luoghi comuni sui tedeschi (a parte che mangiando pasta ogni giorno ho cementificato i loro luoghi comuni riguardo agli italiani). Insomma verso le nove prendiamo la S-bahn verso ovest per andare a mangiare in un ristorante che promette cucina bavarese. Florian ha ricevuto un coupon per pagare metà prezzo, allegato ad una fotocopia-depliant del menu, che è tutto scritto in dialetto bavarese, incomprensibile.
L'interno del locale supera la nostra immaginazione, che fino ad un momento prima era impegnata a descrivere con minuzia scene alimentari con enormi e teutoniche donne intente a distribuire boccali di birra del peso di svariati chili a rubicondi commensali dietro a piramidi di wurstel e collinette di crauti: la donna teutonica esiste e ci guarda, sorride, sembra sia il rossetto (eccessivamente rosso) a guidare i muscoli facciali. Legno, dappertutto (poi scriverò un altro post sul legno e il Nord) e sul legno, appesi, simboli di antiche civiltà ignote ma certamente provenienti dal Sud della Germania (ruote di carri, timbri per il burro, utensili, varie ed eventuali). La musica oscilla tra un neomelodico bavarese e Gilberto Gil. Io ordino tre weisswurstchen e crauti (è giornata eh), Vivien dei ravioli con gli spinaci e Florian e Johannes una coscia di maiale a testa. O una gamba di maiale, non so, ma la dimensione era quella: è arrivato un enorme globo di carne grondante grasso e sugo annegata in un mare di crauti in cui piselli e altre amenità formavano strane orogenesi edibili. Nessuno dei due è riuscito a finire la carne, Johannes è un uomo grande ma verso metà era decisamente stordito, Florian è stato quasi male. La vichinga col rossetto ci ha messo via gli avanzi in sacchetti di plastica, come nei migliori ristoranti cinesi. Per la colazione, magari.
L'interno del locale supera la nostra immaginazione, che fino ad un momento prima era impegnata a descrivere con minuzia scene alimentari con enormi e teutoniche donne intente a distribuire boccali di birra del peso di svariati chili a rubicondi commensali dietro a piramidi di wurstel e collinette di crauti: la donna teutonica esiste e ci guarda, sorride, sembra sia il rossetto (eccessivamente rosso) a guidare i muscoli facciali. Legno, dappertutto (poi scriverò un altro post sul legno e il Nord) e sul legno, appesi, simboli di antiche civiltà ignote ma certamente provenienti dal Sud della Germania (ruote di carri, timbri per il burro, utensili, varie ed eventuali). La musica oscilla tra un neomelodico bavarese e Gilberto Gil. Io ordino tre weisswurstchen e crauti (è giornata eh), Vivien dei ravioli con gli spinaci e Florian e Johannes una coscia di maiale a testa. O una gamba di maiale, non so, ma la dimensione era quella: è arrivato un enorme globo di carne grondante grasso e sugo annegata in un mare di crauti in cui piselli e altre amenità formavano strane orogenesi edibili. Nessuno dei due è riuscito a finire la carne, Johannes è un uomo grande ma verso metà era decisamente stordito, Florian è stato quasi male. La vichinga col rossetto ci ha messo via gli avanzi in sacchetti di plastica, come nei migliori ristoranti cinesi. Per la colazione, magari.
giovedì 4 giugno 2009
Giornata ventosa, fredda. Dopo aver spulciato internet a caccia di appartamenti ho fatto un giro per i dintorni- Wedding, il quartiere dove sto attualmente, faceva parte del settore francese di Berlino Ovest. E' uno dei quartieri della classe operaia e degli immigrati (molte insegne sono in turco o arabo), e l'atmosfera che si respira è vibrante, libera- dappertutto ci sono gallerie autogestite (o così pare) di artisti, gente che fa cose bizzarre. Mi fremono le mani :)

...sono effettivamente tigli!
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